Aumento Iva: ecco da quando e per quali beni

Aumento Iva: a partire dal 2019 aumenterà sia l'aliquota ordinaria che quella agevolata, con effetti rischiosi per i consumi di beni e servizi. Ecco cosa prevede la Legge di Bilancio 2018.

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Aumento Iva scongiurato per il 2018 ma lo spettro di un nuovo aumento dei prezzi di beni e servizi dal 2019 spaventa imprese e consumatori.

La Legge di Bilancio 2018 ha sterilizzato le clausole di salvaguardia ed evitato l’aumento delle aliquote Iva ordinaria e agevolata dal prossimo 1° gennaio, iter già avviato con il DL 50/2017.

Tuttavia l’effetto della sterilizzazione, costato ben 15 miliardi di euro, svanirà il prossimo anno: in maniera progressiva dal 1° gennaio 2019 fino al 2021 l’Iva ordinaria passerà dal 22% al 25% mentre l’aliquota agevolata aumenterà al 13% dal 2020.

L’aumento dell’Iva previsto già dal 2019 andrà a ripercuotersi sui consumi quotidiani di tutti i contribuenti e il fardello più pesante riguarda l’Iva ordinaria, imposta applicata a numerosi beni e servizi fondamentali nella vita di tutti i giorni.

Cerchiamo di fare il punto su quando scatterà l’aumento Iva, quali saranno gli effetti sui consumi quotidiani e come saranno spalmati gli aumenti delle aliquote ordinaria al 25% e agevolata al 13% dal 2019 al 2020.

Aumento Iva dal 2019
Una delle prime precisazioni necessarie per i lettori è che l’aumento Iva al 25% non ci sarà nel 2018.

La sterilizzazione delle clausole di salvaguardia da parte del Governo Getiloni, costata circa 15 miliardi di euro, è uno dei punti al centro della Legge di Bilancio 2018 ma l’effetto sarà limitato ad un solo anno.

Già dal prossimo 1° gennaio 2019 bisognerà fare i conti con l’aumento dell’Iva, con l’aliquota ordinaria che salirà progressivamente fino ad arrivare al 25% e con quella agevolata che passerà al 13%.

L’unico modo per evitare che aumenti l’imposta sui consumi che coinvolge la totalità dei contribuenti è che vengano reperite nuove risorse economiche già dal prossimo anno. Una delle strade possibili è la lotta all’evasione fiscale, che consentirebbe una parte di quei 12,4 miliardi di euro necessari per il 2019 e dei quasi 20 miliardi di euro necessari invece per il 2020.

La “patata bollente” passerà nelle mani del nuovo Governo ma l’ipotesi attualmente in campo è che sarà difficile sterilizzare nuovamente le clausole di salvaguardia nel 2019 e reperire le risorse necessarie per evitare l’aumento dell’Iva.

Iva 25%: ecco gli aumenti previsti nel 2019 e nel 2021
L’aumento dell’Iva al 25% sarà graduale: per il 2019 è attualmente previsto il passaggio dall’attuale 22% al 24,2%.

L’Iva al 25% entrerà in vigore a partire dal 2021 a scanso di ulteriori novità che dovranno esser messe a punto dal Governo che entrerà in carica dopo le elezioni.

Attualmente è questo l’iter previsto dopo la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia prevista dalla Legge di Bilancio 2018.

Per evitare l’aumento dell’Iva nel 2019 sarà necessario reperire ulteriori 12,5 miliardi di euro. Si tratta di un aspetto problematico e fonte di preoccupazione: l’aumento dell’imposta sui consumi finirebbe con il gravare ancor più sulle tasche dei cittadini, già alle prese con una pressione fiscale insopportabile.

Portare l’Iva al 25% significa far lievitare i prezzi di un notevole numero di beni di uso quotidiano: abbigliamento, prodotti tecnologici e non solo. Anche alcuni beni alimentari, come il caffè o le bevande gassate – tra cui anche l’acqua minerale – sono sottoposti all’aliquota Iva ordinaria.

Salirà il prezzo che i consumatori dovranno sostenere per beni di lusso ma anche per hobby, benessere e tempo libero, nonché il costo delle prestazioni professionali di avvocati, commercialisti. Questo soltanto per fare alcuni esempi di beni per i quali è in arrivo un ulteriore rincaro, il tutto a spese dei cittadini.

Aumento aliquota Iva agevolata dal 10 al 13%
Se anche per l’Iva agevolata al 10% è stato per il momento scongiurato il rincaro, l’aumento dell’aliquota è attualmente programmato per il 2019 e fino al 2020.

A partire dal 1° gennaio 2019 l’aliquota Iva al 10% passerà all’11,5%, arrivando infine al 13% a partire dal 1° gennaio 2020.

I beni che subiranno un inevitabile rincaro dei prezzi saranno quelli alimentari, come i prodotti di origine animale, tra cui uova e latte, ma anche spezie e zucchero, tutti beni che rientrano nella vita quotidiana delle persone.

Costerà di più anche andare a teatro, riscaldarsi o guardare la tv, con l’aumento dell’Iva prevista sulle bollette dell’energia elettrica e della legna da ardere.

Per chi intende effettuare lavori di ristrutturazione e manutenzione di beni significativi bisognerà mettere in preventivo costi maggiori, con l’aumento anche dell’Iva agevolata in edilizia.

Insomma, un vero salasso che, sebbene sia stato scongiurato nel 2018, rischia di condizionare notevolmente la vita dei consumatori e anche delle imprese a partire dal 2019.

Le clausole di salvaguardia: il patto Italia-UE che danneggia i consumatori
Cosa sono le clausole di salvaguardia? Si tratta di una sorta di patto tra Italia e Unione Europea, nato nel 2011 e che con l’obiettivo di rispettare i vincoli economici comunitari rischia di danneggiare i consumatori e le imprese.

Ad introdurre le clausole di salvaguardia è stato l’allora Governo Berlusconi, prevedendo che qualora l’Italia non fosse stata in grado di reperire 20 miliardi di euro entro il 30 settembre 2012 sarebbe aumentata automaticamente l’Iva.

Il fardello della clausola di salvaguardia introdotta per salvaguardare i conti pubblici continua a reiterarsi nel tempo. Ci sono molte ragioni per pensare che sarà difficile bloccare in eterno l’aumento Iva ma mai come in questo caso è necessario attendere al 2019 e sperare che le previsioni di aumento delle entrate e di tagli alla spesa pubblica previsti dalla Legge di Bilancio 2018 diventino realtà.
fonte: https://www.informazionefiscale.it

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