Boom di ordini grazie ai social. Ma i lavoratori Melegatti rischiano un Natale amaro: chiesta la cassa integrazione

L'azienda in crisi di liquidità si è rilanciata grazie a capitali maltesi. Gli ordini vanno bene, ma per la società è ormai troppo tardi per intercettare il boom di vendite natalizio

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MILANO – E’ ripartita dopo la peggior crisi della sua storia, che l’ha messa seriamente a rischio di sopravvivenza, ma la Melegatti di Verona è ancora lontana dall’aver voltato pagina completamente. O almeno lo sono i suoi lavoratori, che probabilmente vivranno un Natale di tensione e apprensione per l’insicurezza del loro posto. La produtrice del pandoro e del panettone, in crisi di liquidità e salvata nelle ultime settimane grazie a un fondo maltese, si trova ora di fronte allo spettro della cassa integrazione.

operai mlegatti

Riavvolgendo il nastro della storia della nota casa del pandoro, le ultime notizie erano positive. Grazie a un tam tam amplificato dai social network, negli ultimi giorni le vendite e prenotazioni di dolci natalizi erano andate a gonfie vele. Soltanto il 22 novembre, i dipendenti festeggiavano il ritorno alla catena di produzione con la speranza – confermata poi nei numeri – di vincere la sfida con i concorrenti anche sugli scaffali e nei carrelli dei clienti. A loro non sono mancati i gesti di vicinanza. Gli studenti veneti si sono mobilitati con una campagna solidale: la Rete degli studenti Medi e il sindacato degli universitari Udu Veneto hanno un tam-tam via social e web per supportare i lavori di Melegatti, “organizzando prenotazioni di vendita nelle classi e nelle scuole”.

Giusto un mese fa, il tribunale di Verona aveva dato l’ok al piano di salvataggio dell’azienda in concordato preventivo. Il fondo maltese Abalone ha garantito nell’occasione 6 milioni di liquidità per la campagna di dicembre e per consentire l’avvio della maxi-produzione festiva nello stabilimento di San Giovanni Lupatoto. Era stato un colpo quasi insperato per i 90 dipendenti fissi e i 220 stagionali impiegati per sfornare 1,75 milioni tra pandori e panettoni nella lunga corsa verso natale. Lavoratori che da settembre si erano ritrovati le buste paga congelate, ma che si sono visti rassicurare con la promessa di altri 10 milioni da Abalone per proseguire gli affari dopo Capodanno, mentre i Commissari nominati dal tribunale sono al lavoro per ristrutturare e ripagare l’esposizione debitoria del gruppo che aveva chiuso gli impianti causa crisi di liquidità.

I sindacati, racconta ora il Corriere, credevano che con la campagna natalizia ben avviata, si potesse già programmare con più calma quella per le colombe pasquali. Ma in una riunione in settimana, inaspettatamente l’azienda avrebbe chiesto di avviare la cassa integrazione lamentando l’estremo ritardo con il quale i dolci prodotti in questi giorni arriverebbero sugli scaffali della grande distribuzione. Produrre ora, è il ragionamento della società, porterebbe pandori & co. nelle disponibilità dei consumatori troppo sotto Natale, quando ormai tutti hanno fatto la loro scorta e anzi i supermercati tendono ad applicare super sconti per smaltire il magazzino. I rappresentanti dei lavoratori chiedono ora di tenere le assemblee per aggiornarsi sulla situazione, ma il Natale dalle parti di Verona rischia di insaporirsi d’amaro.

fonte: repubblica

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